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01/07/2022Come trovare farmacisti per la tua Farmacia
Se stai leggendo questo articolo probabilmente anche tu, come la maggior parte dei titolari di farmacia hai difficoltà a trovare farmacisti collaboratori.
Alla radice del problema c’è il dato di fatto che manca la materia prima. Non ci sono farmacisti. O meglio ce ne sono sempre meno e quei pochi che ci sono spesso finiscono per scegliere la carriera in azienda.
Le motivazioni di questa scelta le vediamo tra un attimo.
Vedo oggi molte farmacie in crisi perché in carenza di personale. Farmacie che vivono per la prima volta una crisi dovuta alla crescita.
Se crescono non hanno personale a coprire le nuove fasce orarie, o non riescono ad offrire un servizio di un certo livello al cliente.
Purtroppo questo sta andando a mettere in crisi molte realtà che si sono trovate nelle condizioni di utilizzare la sola leva economica per attirare a se il farmacista.
Quali sono i rischi della carenza di farmacisti
Quando la domanda supera l’offerta si innesca un meccanismo per cui non sempre è possibile generare valore.
In questa situazione si creano dinamiche in cui i rapporti tra chi offre il lavoro e chi lo cerca non sono più in equilibrio.
Oggi vedo tanti titolari che, esasperati, finiscono per offrire molto più denaro di quello che normalmente avrebbero offerto in tempi normali ai farmacisti per portarseli nella propria farmacia.
Per carità, se guardiamo al salario previsto dal CCNL questo incremento dei salati non va neanche male, ma facciamo un passo indietro.
Questa dinamica è pericolosa perché si ripercuote sui collaboratori assunti da tempo che vedono arrivare un nuovo collega pagato di più rispetto a loro, generando tensioni interne da una parte ed instillando il dubbio in ognuno che pensa che se anche lui se ne va, potrebbe ottenere uno stipendio maggiore altrove.
A quel punto si può decidere di alzare il compenso anche agli altri ma non è così semplice, in più di va ad aumentare il costo del personale.
Un’altra dinamica, all'opposto, è relativa invece alla necessità di tenersi stretti i propri collaboratori, anche nei casi in cui non ci sia un ottimo rapporto con la titolarità.
Purtroppo capitano situazioni in cui i rapporti tra titolare e alcuni membri del team siano logori.
In questo periodo, il farmacista collaboratore ha naturalmente il coltello dalla parte del manico, poiché sa che potrebbe trovare una nuova soluzione pochi giorni dopo essersi messo nel mercato.
Dinamiche di questo tipo non fanno bene al team, che entra in un circolo vizioso che ne diminuisce l’efficacia.
In situazioni come queste consiglio sempre di investire in un percorso di coaching che porti a ristabilire la giusta atmosfera all’interno del team, prima che le sue prestazioni calino talmente tanto da portare danno alla farmacia.
Carenza di farmacisti: cause
Analizziamo però le cause che hanno portato questa carenza di offerta di farmacisti.
Sicuramente pesa il fatto che le farmacie, con i nuovi orari e l’ampliamento dei giorni lavorativi anche la domenica, diventano sempre meno appetibili per i giovani.
Credo che questo non sia un problema da sottovalutare. E d’altronde credo non si possa neanche liquidare la faccenda con la scusa che i giovani non hanno voglia di fare. Non è così.
È effettivamente difficile per una persona non avere prospettive di sabati e domeniche liberi, nonostante i turni. Soprattutto se consideriamo che il vero problema è che questi turni, questo impegno, sono richiesti alla luce di un contratto collettivo del lavoro che continua a non essere così allettante per i farmacisti.
Un altro motivo che vedo come causa della carenza di offerta di farmacisti è che molti giovani, appena laureati, alla luce dei limiti spazio temporali imposti, come detto prima, dagli orari della farmacia, decidono di fare una prima esperienza in azienda.
Se alcuni anni fa entrambe le soluzioni, potevano essere allo stesso modo appetibili, considerando ogni soluzione con pregi e difetti, oggi la situazione è cambiata.
I giovani di oggi non sono più quelli di una volta.
E non per carenza di impegno, come già detto, ma per diversi valori che sono intrisi in una nuova generazione.
I ragazzi che oggi si laureano sono gli ultimi millennials, tra pochissimo toccherà ai primi della GenZ.
Poco cambia se sono classificati come differenti generazioni. La realtà è che sono persone nate con il telefono in mano. Ragazzi e ragazze che considerano il digital non come un “altro luogo” dove poter stare, ma come una sfaccettatura (sempre più importante a dir la verità) della realtà.
Persone quindi che sono abituate a relazionarsi ed interagire senza problemi attraverso uno schermo.
Per molti di questi ragazzi, pur magari considerando il lavoro del farmacista una figura di alto livello professionale che aiuta le persone, e tutto sommato come un bel lavoro, trovano irresistibile l’idea di una carriera aziendale in cui è molto più concreta la possibilità di lavorare da remoto, o comunque con una flessibilità molto più elevata. Tanto ormai basta un dispositivo in grado di accedere a internet ed una connessione e il grosso del lavoro può essere fatto.
Se poi consideriamo inoltre che hanno la certezza che la totalità dei loro weekend sarà libera da impegni lavorativi, allora forse possiamo avvicinarci al motivo per cui, per molti ragazzi, la farmacia non rappresenta più una soluzione appetibile.
Carenza di farmacisti: cosa si può fare
Non tutto però è perduto, ovviamente.
Il mio obiettivo non è fare terrorismo psicologico solo per dare più visibilità a questo articolo semplicemente perché la situazione non è così critica come si pensa.
Non voglio nemmeno scrivere di quanto bella sia questa professione, fatta di consulenti della salute che aiutano il prossimo attraverso un rapporto umano di qualità perché è la convenienza che guida le scelte, non la bellezza, e sempre meno il prestigio.
Voglio invece parlarti delle cose che puoi fare per arginare questo problema.
Come giustamente mi ha detto Fiorella Colombo, coach e formatrice per le farmacie, in una chiacchierata che abbiamo fatto qualche tempo fa, sotto il camice c’è un cuore. (se non l’hai ancora vista ti consiglio di guardarla qui, o ascoltare il podcast qui)
I farmacisti sono persone, e come tali ognuno di loro ha le proprie aspirazioni, i propri difetti, le proprie paure.
Al giorno d’oggi non dovrebbe esistere più la figura del capo che ordina le cose e pretende che vengano fatte.
Le persone sono cambiate, e non solo i giovani. Abbiamo tutti quanti acquisito una nuova consapevolezza di com’è fatta la nostra felicità. Del rispetto che ognuno dovrebbe avere per l’altro. E giustamente chiunque pretende di venir trattato con dignità.
Ora, non posso trattare un argomento così grande in un semplice articolo come questo. Ci sono mille sfaccettature da considerare, mille interpretazioni da fare. Probabilmente prima o poi ci farò un video, ma ora fermiamoci a questo concetto.
Le persone hanno bisogno di essere motivate.
Non basta più garantire il posto fisso. Nella maggior parte dei casi, tra i giovani questo non è più un valore vincolante che il titolare può utilizzare per trattenere a se i collaboratori.
E quindi, come fare?
Cerchiamo di capire quali sono le passioni, le aspirazioni, e le paure dei nostri collaboratori.
Proviamo a offrire ai farmacisti qualcosa in più rispetto ad un lavoro a tempo pieno e la stabilità di un contratto a tempo indeterminato.
Partiamo con i piani incentivanti, prospettiamo loro una crescita professionale con un aumento di responsabilità.
Consideriamo la possibilità di ripagare queste persone con l’unica moneta non accumulabile né scalabile: il tempo.
Ho parlato con diversi farmacisti che avrebbero bisogno solo di qualche pomeriggio in più al mese a casa per sbrigare tutte quelle mansioni necessarie al sostentamento della casa o della famiglia che oggi come oggi sono relegate al weekend come pulire la casa, fare la spesa, stirare, andare a trovare i genitori anziani.
La farmacia insomma deve puntare sul proprio brand con l'obiettivo di diventare un posto appetibile per il farmacista.
Gli strumenti per cambiare ci sono, è chiaro che non si possono fare certi cambiamenti dall’oggi al domani, e nella maggior parte dei casi sono operazioni piuttosto delicate, ma probabilmente in un’ottica di lungo periodo è meglio ingoiare la pillola amara adesso che ritrovarsi a gestire una carenza di personale cronica.
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